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La Maintenata
Testi dell'avvocato Walter Cianciusi  maggiori info autore
La porta e chiusa, ma la luce filtra al di sotto e disegna un rigo giallo sulla pietra della soglia, emerge dal buco della gattarola e disegna un riquadro che rifrange a brani i discorsi delle persone della casa. Un punto luminoso e il buco della serratura e un altro e quello del « calascitto » (chiavistello). Fuori ci sono Costantino, «la Villacchiana», «’Ngela me» e Palmeria, ma la loro presenza non si avverte perché essi si sono avvicinati in punta di piedi o perché la neve ha assorbito il rumore dei passi. Ad un tratto ha inizio il concertino: 
 

« Ce nne jame alla mane alla mane
e pure Zi’ Frangische voleme salutare,
che lla sua cara sposa ’n compagnia,
che lla sua cara sposa ’n compagnia... ».
E’ la Maitenata. 
 

 
Non sono le voci di Schipa o di Gigli che cantano « La Mattinata » di Leoncavallo; non si canta di aurore di bianco vestite, ma si fanno gli auguri per l’anno nuovo, con voci pulite e intonate. La mezzanotte e prossima o e passata da poco. La via e chiusa dalla neve di ieri e da quella più nuova della notte di S. Silvestro, ma i nostri cantori « tracciano », aprono la traccia: i piedi del secondo sull’orma di quelli del primo cantore, ma un poco il buco si slarga e il terzo trova quasi un sentiero battuto. Per la via non si odono voci e, del resto, c’e poco da dire. I ragazzi, se ve ne sono al seguito, vengono zittiti. Poi tutti intorno alla porta di Zi’ Frangische, di Zi’ ’Ndonnie o di Za’ Paoluccia. E Costantino da il via. 

Padelle, « coppi », palette, « acciarine » e campanelli, nelle mani dei cantanti, da essi battuti ritmicamente o quasi, alla cadenza della nenia, percossi da cucchiai o da bastoncelli di ferro come da bacchette di tamburo, fanno da accompagnamento chiassoso, sui vari... toni degli strumenti e coprono gli strafalcioni del canto popolare. E’ la notte di Capodanno a Collelongo. Il motivo e di una semplicità estrema e si conclude alla fine del terzo verso: « Che lla sua cara sposa ’n compagnia »,’ ma la canzone e lunga e dopo la ripetizione del terzo verso, che attua la conclusione ritmica della strofe, inizia la strofe seconda e poi vengono la terza, la quarta, eccetera. 
 
Variano le situazioni familiari e i cantori, che conoscono i casi di tutti, cantano strofe antiche che a quelli si attagliano. V’e l'augurio per i figli (« pozza veni salve e de l'ttrina »), ma se una coppia non ha figli e non ha più speranza di averne, i cantori omettono la strofe relativa. Gli auguri di buona salute, però, van bene per tutti: 
 

« Sante Rocche voleme ji’ a pregare
che ve pozza scampa’ da malatia »
 
e, alla lunga, il canto conclude:
 
« Canta i jalle che lle penne d’ore,
ve do la bbona sera a voi signore;
canta i jalle che lle penne bianche;
bon giorne, bon Natale e Capedanne ».

 
La brigata è piccola e per lo più formata dalle stesse quattro, cinque persone dell’anno scorso e degli anni precedenti (ed altre brigate operano in altri rioni) e Zi’ ’Ndonnie, finito il canto augurale, apre la porta ed invita i cantori ad entrare. Nel camino arde il ceppo che inizio a bruciare nella veglia di Natale; l'ambiente e magari fumoso, ma è caldo; i cantori si scuotono di dosso la neve, battono le scarpe allo stipite ed entrano, chiedendo scusa per aver disturbato. La moglie (la « cara sposa » della canzone) invita gli ospiti a sedere e intanto prende i bicchieri dalla « cristalliera » e dall’arca trae la boccaletta del vino asprigno locale ed ore da bere; i cantori rinnovano gli auguri con parole di semplice prosa, si scusano per doversene subito andare, per poter continuare il giro. 
 
Subito dopo dal vicolo accanto si ode la stessa canzone: « Che nne jame alla mane alla mane »... e a mano a mano gli auguri vengono estesi a tutte le famiglie del paese dagli insonni cantori, i quali invieranno, il giorno seguente, un comitato di loro figli a riscuotere panette, salsicce e legumi. Non mi risulta che altri nostri paesi della Marsica abbiano, in atto, una consuetudine simile. D’altra parte, la « Mattinata », come canto popolare, ha oggetto diverso: essa e un canto d’amore:
 

 « All’alba se resbiglianu le belle,
all’albe chiare la gente camina;
che bellu cantu fa sta donna bella
quando spunta lu sole la matina... ». 
(CASETTI IMBRIANI Canti popolari)

 
Molte porte del paese adesso sono chiuse e non filtra luce dalle fessure. La gente e in città e a mezzanotte di fine d’anno scaglia bottiglie e cocci dalle finestre, per la maledizione di noi autisti della mattina dopo; a Collelongo, invece, restano, per i fortunati miei compaesani, « Faina » e Costanza, a cantare per tutti: « Sante Rocche voleme ji’ a pregare che ve pozza scampa’ da malatia... ».
 
Collelongo ( ritratto spirituale di un paese della marsica )
  
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