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Il periodo Medievale
Testi a cura del prof. Giuseppe Grossi  maggiori info autore
Con la fine del mondo antico il territorio, inserito nella Regione Valeria subisce le distruzioni legate alle invasioni barbariche, soprattutto durante la guerra gotico-bizzantina che interessò soprattutto la Valeria (537-538). Con l'arrivo dei Longobardi (571-574 d.C.) e con la loro eliminazione dei superstiti esponenti della gentes locale, il territorio collassa e solo sul finire dell'VIII secolo si notano i primi segni di ripresa ad opera delle comunità monastiche farfensi e cassinesi. Ai Longobardi è da assegnare la nascita del culto dedicato a S. Angelo e quindi anche della Sancti Angeli in Colle longo citata successivamente nella Bolla di Clemente III del 1188 (Di Pietro 1869). Nel 774 la Marsica longobarda (Marsia) viene conquistata dai Franchi di Carlo Magno pur rimanendo inserita nel Ducato di Spoleto; nell'859-860 diventa sede di contea autonoma ("Contea dei Marsi") ad opera di Lotario I.
 
A partire dal 789 abbiamo la prima documentazione sulla presenza di stanziamenti monastici nella Vallelonga (Valle Transaquana) con la famosa curtes di Sancti Leuci in Moscusi di Villavallelonga la più importante fondazione farfense della Marsica orientale dall'VIII al XII secolo (Palozzi 1982). All'opera dei monaci di Farfa (RI) si affianca quella di Montecassino con la prepositura di Sanctae Mariae de Luco che dal 970 avrà controllo diretto di gran parte dei possedimenti agrari della Vallelonga e della sua terminale Valle Marculana (Prati d'Angro) con il monastero di sancti Martini in Valle Transaquana e le chiese di sancte Marie de Colle Longo, sancti Bartolomei in Arce e sancte Marie de Valle Marculana (Chron. Mon. Casin., II, 7 = anno 970-985; III, 61 = anno 1077). Della chiesa di sancte Marie de Collelongo si fà ulteriore cenno nel 1089 e nel 1137 (Reg. Mon. Casin., II, 14).
 
Verso la fine dell'alto-medioevo la Valle Transaquana vede nascere i castelli-recinti medievali, eretti dai feudatari franco-longobardi e dai monaci dopo le scorrerie dei Saraceni (Agareni) e degli Ungari del IX-X secolo. Nel 1076 abbiamo i primi tentativi di conquista della Marsica da parte dei Normanni che solo nel 1143 avranno la resa definitiva dei Conti dei Marsi. La Marsia, "terra di frontiera", viene ora a trovarsi sui confini settentrionali del nuovo Regno normanno d'Italia, mentre precedentemente era sui confini meridionali del Ducato di Spoleto. E' proprio in un documento normanno del 1167-1188, il famoso Catalogus Baronum, che abbiamo l'elenco completo dei castella della Vallelonga, inseriti nella Contea di Albe: Collem Longum et Roccam de Cerri, feudi di quattro militi di Rogerius de Albe (circa 500 abitanti) (Jamison 1972). I due incastellamenti, strettamente collegati e complementari, sono riconoscibili sul costone nord di Colle Cerri, (Roccam de Cerri), e sulla sommità di Monte Calvario (Collem Longum); quest'ultimo era collegato ad una torre avanzata sul sito dell'attuale Piazza S. Rocco. Ai due castelli-recinti citati si affiancano le fortificazioni monastiche di "Castelluccio-Torricelle" della Valle Canale dei Cassinesi (castello-recinto) e quella di Costa Fonte Astuni dei Farfensi (torre-cintata). 
 
Ai monaci volturnensi è da assegnare il monastero di Sancti Heliae posto sopra la Fonte omonima dei Prati di S.Elia, di cui abbiamo però una documentazione dal XIV al XVII secolo come "grangia" di sancti Johannis de collibus e da cui provengono i resti ossei di Deodatus (S. Deodato) ora conservati nella chiesa di S. Giovanni Valle Roveto (Antonelli 1986).
 
Con la Bolla di Clemente III° del 1188 abbiamo l'elenco delle chiese che appartenevano alla Diocesi dei Marsi con l'esclusione dei monasteria affiancati già descritti: Sancti Martini in Valle Trasaccana,.., Sancti Angeli, Sanctae Mariae - in Colle-lungo,.., Sancti Leuci, Sancti Nicolai - in Rocca (de Cerro),.., Sancti Laurenti in Angre (nei Prati d'Angro)(Di Pietro 1869). Vi compare per la prima volta la chiesa di S. Angelo, la più antica di Collelongo, distrutta dal terremoto del 1915; era nell'area della "Piazza S. Angelo" posta a monte della chiesa parrocchiale. Precedentemente, nel privilegio del 1137 dell'imperatore Lotario III a Montecassino, troviano le chiese monastiche della Vallelonga: S. Leuticii in Muscosi, S. Bartolomei in Arce, S. Maria in Collelongo (Gattola 1734).
 
Nel secolo XIII Collelungo e Rocca de Cerro sono inserite nella Contea di Celano ed assistono alle lotte fra il Conte di Celano e Molise Tommaso ed il sovrano svevo Federico II°, lotte che porteranno alla distruzione di Celano nel 1223. Agli inizi del secolo viene realizzata, per l'arredo della chiesa di S. Maria, la tela dipinta e incollata su tavola raffigurante la Madonna delle Grazie con Bambino e sottostanti figure di santi. Il dominio svevo termina poi nel 1268 con la Battaglia di Tagliacozzo e con la fine di Corradino di Svevia. Il vincitore, Carlo I d'Angiò, divide l'Abruzzo in due Giustiziarati posti sopra e sotto il fiume Pescara con i due incastellamenti della Vallelonga, Rocca de cerro et Collis longus, inseriti nel Justitiariatus aprutii ultra flumen piscarie come documentato da un diploma dato in Alife il 5 ottobre del 1273 (Faraglia 1891). Nell'ottica delle ricompense dell'angioino verso i suoi servitori d'arme, vediamo l'assegnazione nel 1279 al cavaliere francese Giovanni Matteo della quarta parte di Rocca di Cerro, Collelongo e Trasacco. 
 
Nel 1293 i due feudi sono nelle mani di Ottone de Toucy, poi nel 1316 della contessa Filippa di Celano. Successivamente, dal 1339 al 1343, nella contea albense di Oddo de Tumato e poi di Maria d'Angiò; nel 1390 Collelongo è inserita nelle contee riunite di Albe e Celano proprietà di Luigi di Savoia, vicerè d'Abruzzo e governatore dell'Aquila. Sul finire del secolo vediamo i due feudi nella Contea di Celano sotto il francese Ramundo d'Artus (Palozzi 1982; Belmaggio 1995).
 
Nel trecento abbiamo anche la consistenza fiscale delle sue chiese nelle decime vaticane (tar. = "tarini", moneta dell'epoca): nel 1308 = Clerici Rocche de Cerro solvit tar. VI.; Clerici Castri Longi solverunt tar. XXVIII. Nel 1324 sappiamo che S. Marie de Collelongo era diretta dall'abbate Rainaldo e dai clerici Pietro, Simone ed Alessandro, mentre archipresbitero Angelo reggeva, con l'ausilio dei canonici Pietro e Odorisio, la chiesa di S. Iohannis de Colle longo (sul sito dell'attuale Parrocchiale); non abbiamo invece il nome del sacerdote che reggeva la Ecclesia S. Angeli (Sella 1933). E' questo il secolo in cui ha inizio il fenomeno di "sinecismo", di concentrazione degli abitanti del territorio di Collelongo intorno alla vecchia torre quadrata normanna di Piazza S. Rocco, torre dotata nel trecento della scarpa di base. Di nessuna consistenza sono le ipotesi degli storici marsicani del passato dell'esistenza nel territorio collelonghese degli abitati medievali di Castulo, Mensula-Mesula, Bettoria-Victorita e Sclavi: i primi due sono nel territorio di Ortucchio ("Colle Castello" e "Misola"); il terzo è ricercabile nell'attuale quartiere di S. Vittoria di Casali d'Aschi; Sclavi corrisponde al sito del vecchio monastero di S. Martino, ora Cimitero, di Rosciolo (Grossi 1985).
 
Nel quattrocento Collis Longus cum Rocca de Cerri rimangono inserite nella Contea di Celano con Ruggero (1400), Iacovella di Celano (1424), Odoardo Colonna (1427), Giacomo Caldora (1436), Leonello di Acclozamora (1440), Luigi da Celano (1445), Iacovella (1447) ed infine Piergianpaolo Cantelmi, duca di Popoli e conte di Sora e Alvito, che nel 1459 concede un privilegio alle "università" di Collelongo e Villa Collelongo (Palozzi 1982; Belmaggio 1995). Il documento del Cantelmi conferma l'affermarsi delle universitas popolari nell'ambito dei nuovi burghi tardo-medievali di fondovalle. I vecchi castelli-recinti d'altura vengono totalmente abbandonati a favore degli insediamenti di pianura (ex villae e curtes) più vicini alle nuove arterie transumanti della pastorizia orizzontale diretta in Puglia (Regio Tratturo di Pescasseroli), Terra di Lavoro (Campania) e nel Lazio. Agli inizi del secolo sappiamo dal Codice delle Decime della Diocesi dei Marsi che la chiesa di S. Leucio era tassata di grani quartaria tria ad cuppam con il concorso dei Castri Collis-longi et Roccae. Mentre la chiesa di Sancti Martini de Troja era tassata per due fiorini d'oro (Di Pietro 1869).
 
Collelongo si racchiude, dalla seconda metà del XV alla prima metà del successivo, con una cinta di case-mura dotata di due porte e due posterule, torrette rompitratta semicircolari, un bastione angolare rotondo sul versante est e la torre quadrata di Piazza S. Rocco in funzione di mastio affiancata al palazzo baronale. Nell'interno le chiese di S. Angelo e S. Giovanni, mentre l'antica chiesa cassinese di S. Maria (Sancta Maria extra moenia) diventa chiesa sepolcrale e viene circondata da difese murarie proprie costituendo una torre-cintata avanzata. Ad Amplero sono presenti le chiesette rurali di Sancti Casti e Sancti Heliae; dalla prima ha origine l'attuale toponimo di "S. Castro". 
Le locali universitas sono rette da quattro massari eletti ogni anno da un consiglio di deputati nominati dall'arengo dei capofamiglia del paese. Nella seconda metà del quattrocento Collelongo e Villa Collelongo sono feudi dei Piccolomini a partire dal 1464 con Antonio Piccolomini, poi con Alfonso II, Innico, Costanza, Giovanni Silveri ed infine dai Piccolomini ai fratelli Carlucci di Marano-Magliano dei Marsi che nel 1571 restaurano ed ingrandiscono il palazzo baronale di Collelongo. 
 
Con i Piccolomini i due centri della Vallelonga diventano sede di un marchesato autonomo indipendente dalla Contea di Celano. Sul finire del cinquecento Bartolomea Carlucci, marchesa di Collelongo, sposa Clemente Sannesio ed alla sua morte, avvenuta nel 1649, il marchesato passa ai Sannesi fino al 1654. E' in età rinascimentale, nella seconda metà del cinquecento, che la trecentesca chiesa di S. Giovanni viene trasformata in nuova chiesa parrocchiale col nome di Santa Maria nova; anche Sancta Maria extra moenia viene ampliata nel 1557.
 
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