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Altri insediamenti e centri fortificati
Testi a cura del prof. Giuseppe Grossi  maggiori info autore
Il centro fortificato di "La Scodata" di Monte Annamunna
 
Dal Piano di Civita un vecchio sentiero che, ricalca una strada antica, porta sull'altura, quota 1210, di La Scodata dove sono i resti discretamente conservati del recinto murario in opera poligonale di un'ocre marso arcaico con circonferenza di circa 800 m. Sul versante ovest si aprono due porte a corridoio interno obliquo ed una posterula, mentre tracce di fossati esterni sono riconoscibili sui lati nord/nord-ovest e sud scavalcati da una strada antica terrazzata a valle e parzialmente ricavata nella roccia. Nell'interno è presente una cisterna circolare arcaica che utilizza una dolina, mentre sull'altura sovrastante, a quota 1192, era presente probabilmente un'edificio antico segnalato da tegolame, una moneta argentea di Neapolis e frammenti di vasellame a vernice nera (Grossi 1987; 1991).

 
La villa romana di "Volubre".
 
Lungo la Vallelonga a quota 765 sotto Monte Meria sul confine con Trasacco, sono i resti murari in opera incerta e reticolata di una villa romana utilizzata dall'età giulio-claudia fino al termine del mondo antico. Nel 1978 sono venuti alla luce resti di un ambiente contenente numerosi dolia interrati con restauri in piombo. Recentemente è stato recuperato un sigillo rettangolare in bronzo iscritto che attesta il proprietario della villa nel II secolo d.C.: M(arci).Aureli/ Hiletiai (Grossi 1987; 1989).

 
Il centro fortificato di "Castelluccio" di Colle La Croce.
 
All'imbocco di Valle canale, sul versante nord-est a quota 1101, sono i resti del centro fortificato marso di "Castelluccio" con una recinzione lunga metri 600 e dotata di una porta di accesso, del tipo a corridoio interno obliquo, sul versante sud, porta dotata di una torre sul lato destro. I materiali ceramici e la monetazione rinvenuta nell'interno, ci documentano una utilizzazione del sito dal VI al II secolo a.C. Tracce di una strada antica ricavata nella roccia sono ancora individuabili all'esterno della porta, strada che raggiungeva il percorso antico di fondovalle nelle vicinanze del Fontanile di Canale. Sulla sommità si notano i resti di un piccolo castello-recinto medievale del XII-XIII secolo (Canale ?) dotato di torrette rompitratta ad "U" e mastio a pianta quadrata sulla sommità; tracce consistenti di edifici medievali con murature in opera incerta nell'interno. Sotto il centro sono i resti di un vicus italico-romano (località Revite-Casalecchie e Vicenna di Monsignore-Fontignano) a cui è da attribuire l'acquedotto con condotta in muratura ad opera incerta e copertura triangolare e canali di captazione su roccia, presente presso il Fontanile di Valle Canale (Grossi 1987; 1991).

 
L'insediamento dell'età del bronzo e il vicus di "Fonte Jò".
 
La località Fonte Jò ("Fonte di sotto") è posta sul versante sud-ovest della Vallelonga alle quote 850-856 ai piedi di Monte Malpasso. Essa è stata oggetto di scavo nel 1959, scavo che ha riportato alla luce materiali ceramici dell'età del bronzo (subappenninico e protovillanoviano) con fondi di capanne cosparsi di scorie di bronzo e ferro (Grifoni Cremonesi 1973). Sulla stessa area è presente un piccolo vicus italico-romano testimoniato da murature in opera incerta, pavimenti in opera signina e spigata, un pozzo circolare vicino la Fonte, un'area cultuale con bronzetti di Ercole e tombe di età tardo repubblicana. Più sotto, in località "Casalecchie-Bone Fisie" ed ai "Colli", sono i resti di altri abitati con murature in opera incerta, materiali votivi e tombe tardo-repubblicane e romano imperiali (Grossi 1987). 

 
Il centro fortificato di "Civita rosa" di Colle Colubrica
 
Il centro fortificato marso di "Civita rosa" presenta una pianta serpentiforme ed è posizionato sull'altura di Colle Colubrica a quota 1700. Della recinzione muraria, lunga circa 1200 m, rimangono solo tracce sul versante sud-ovest, lato su cui probabilmente si aprivano le porte. Dai ritrovamenti interni, vasellame da mensa ed un bronzetto di Ercole combattente, il centro dimostra una continuità abitativa dal V al II secolo a.C., probabilmente legata soprattutto agli alpeggi estivi data l'alta quota. Si notano in superficie anche scorie di lavorazione del ferro, materiale presente negli affioramenti di limonite ferrosa documentati nell'area e nel Vado della Fonte. L'ocre controllava le strade antiche d'accesso fra la Vallelonga e la Valle Roveto, strade che, provenienti dalla Valle Roveto, superavano i valichi di "La Forchetta di Morrea", "Forca Colubrica e il "Valico della Guardiola" in direzione di Valle Casale e Monte Calvario. Sotto il centro sul "Valico della Guardiola" sono i resti di un piccolo santuarietto italico-romano d'altura che ha restituito materiali votivi (vasetti a vernice nera, ex voto fittili e monetazione) di III-II secolo a.C. L'importanza del valico viene comprovata dalla presenza successiva nell'area della chiesa e "grancia" monastica di Sancti Heliae, i cui resti sono ancora visibili a quota 1440 sul pendio a nord-est della Fonte di S. Elia (Grossi 1990; 1991).

 
Il centro fortificato di "Stazzo Pavone".
 
Si tratta di un piccolo ocre marso posizionato sull'altura a quota 1715 di Stazzo Pavone, sopra il Vado della Fonte. il centro è mal conservato data l'alta quota, si riconoscono appena tracce del recinto murario sui versanti est e sud. Il materiale ceramico superficiale permette di datare il centro alla prima età del ferro (IX-VIII secolo a.C.) con continuità abitativa fino al II secolo a.C. Data l'alta quota anche questo ocre, come i vicini Colle Colubrica e Grotta Ferretti (di Civita d'Antino), era utilizzato prevalentemente nei periodi estivi e raggiungibile tramite una strada antica proveniente dalla Valle Canale (Grossi 1991).

 
Il castello-recinto medievale di Monte Calvario
 
Sopra la chiesa della Madonna a Monte, sul pendio di Monte Calvario, a quota 1150, sono i resti murari in opera incerta medievali del castello-recinto di Collem Longum citato nel XII secolo nel Catalogus Baronum normano. Si riconoscono tracce della recinzione muraria impostata sul forte pendio e un mastio sommitale a pianta quadrata. Nell'interno si riconoscono i resti di un abitato su pendio con tracce di piccole cisterne e frammenti fittili di tegole (Cianciusi 1972).

 
Il castello-recinto di Colle Cerri
 
Sul costone nord di Colle Cerri, in territorio di Collelongo, a quota 1200 sono i resti murari in opera incerta del castello-recinto di Roccam de Cerri citato, insieme a Collem Longum, sul Catalogus Baronum normanno del XII secolo. Si riconosce la recinzione muraria sul pendio dotata di un mastio sommitale e con abitato interno segnalato da diversi crolli cosparsi di tegolame (Grossi 1987).

 
La Madonna a Monte
 
Su un piccolo dosso calcareo, a quota 968, ai piedi di Monte Calvario è presente la chiesa della Madonna a Monte, di cui abbiamo documentazione, con il nome di Sancte Marie de Colle longo, dal 970 al 1324 come possesso della prepositura cassinese di Sancte Marie in Luco (Grossi 1995). Successivamente, passata nei possessi della Diocesi dei Marsi, si chiamò Sancta Maria extra moenia, S. Maria Gratiarum e S. Maria de Monte. Nel 1630 l'ordine dei Francescani prenderà possesso della chiesa ed edificherà a fianco della stessa un Convento, attualmente sede del Seminario estivo della Diocesi dei Marsi. Ora si presenta nel suo aspetto successivo alla ricostruzione post terremoto del 1915, ma presenta la forma di piena età rinascimentale come confermato dal suo bel portale datato 1557 con simbolo di S. Berardino da Siena; in questa data, alla primitiva chiesa benedettina a due navate, fu aggiunta una terza navata sul fianco sinistro. Pur tuttavia sulle pareti esterne sono murati frammenti scultorei raffiguranti fregi vegetali ed animali databili al X-XI secolo, quindi relativi alla primitiva chiesa. Da questa chiesa viene la celebre tela su tavola raffigurante la "Madonna con Bambino" datata agli inizi del XIII secolo ed ora al Museo di Arte Sacra del Castello Piccolomini di Celano. In essa è raffigurata la Madonna delle Grazie seduta sul trono con Bambino benedicente (Casale 1987) e sottostanti figure di S. Leucio con abito vescovile, S. Michele Arcangelo, S. Casto, S. Elia e la figuretta del donatore, probabilmente un monaco.
 
 
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